EPIFANIA 2026 – ANNUNCIO DELLA PASQUA

Dopo la lettura del Vangelo, il diacono o il sacerdote (oppure anche un “cantore”) dall’ambone dà l’annunzio del giorno della Pasqua:

Fratelli carissimi,
la gloria del Signore si è manifestata
e sempre si manifesterà̀ in mezzo a noi
fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo
ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico
è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto,
che culminerà̀ nella domenica di Pasqua, il 5 aprile

In ogni domenica, Pasqua della settimana,
la Santa Chiesa rende presente questo grande evento
nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.

Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
le Ceneri, inizio della Quaresima, il 18 febbraio;
l’Ascensione del Signore, il 17 maggio;
la Pentecoste, il 24 maggio;
la prima domenica di Avvento, il 29 novembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi
e nella Commemorazione dei fedeli defunti,
la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.
A Cristo, che era, che è e che viene,
Signore del tempo e della storia,
lode perenne nei secoli dei secoli. Amen.


Dall’incarnazione fino alla celebrazione del nostro percorso liturgico annuale.

In questo giorno speciale, dedicato alla manifestazione dell’eterno nel tempo, la Chiesa offre un calendario ricco di date e appuntamenti per celebrare l’eterno attraverso il tempo.

Questa tradizione ha radici antiche, risalenti al V secolo. È nata dalla complessità di calcolare la data della Pasqua, che dipendeva dalle fasi lunari e dall’equinozio di primavera. Il vescovo di Alessandria si è assunto questo compito, avvalendosi degli studiosi di astronomia della famosa biblioteca della città. Così è iniziata la prassi delle “lettere festali”, inviate dal patriarca di Costantinopoli a tutte le Chiese con la data della domenica di risurrezione. Questo compito è stato ufficializzato al Concilio di Nicea nel 325 d.C., diventando parte integrante delle celebrazioni liturgiche. Già dal V secolo, queste lettere erano presenti nelle liturgie natalizie in Africa e Spagna, e nelle celebrazioni dell’Epifania in Gallia, Roma, Milano e Aquileia.

Il famoso detto popolare “L’Epifania tutte le feste porta via” sottolinea come le festività natalizie giungano al termine, mentre la vita quotidiana riprende il suo corso. Tuttavia, in questo giorno, dopo il Vangelo, il popolo di Dio riceve l’annuncio di tutte le feste dell’anno, con la Pasqua al centro, che struttura il tempo liturgico. L’Epifania non porta via le feste, ma le risveglia!

L’esperienza dei Magi, che incontrano il Signore, ci ricorda che anche oggi l’eterno chiama i fedeli a incontrarlo attraverso la fede. Ci invita a contemplare, vedere, ascoltare e toccare il Verbo della vita fatto carne (cfr. 1Gv 1,4). L’anno che ci attende è già abitato dalla presenza del Signore, che non mancherà di farsi trovare.

Nella celebrazione liturgica, l’esperienza fisica del Salvatore è offerta a noi, poiché “ciò che era visibile del Salvatore è passato nei suoi sacramenti” (San Leone Magno, Sermone 74,2). Il Concilio insegna che “Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, specialmente nelle azioni liturgiche, dove la santificazione dell’uomo è realizzata attraverso segni sensibili” (SC 7).

Ogni incontro con il Signore è una “Pasqua”, un cammino verso la comunione divina di amore. La sua presenza ci invita a un percorso di liberazione, coinvolgendo Magi, pastori, Israele, le genti, gli umili e i peccatori, affinché tutti possano partecipare alla festa di nozze. Così, la Pasqua, fulcro della vita liturgica, si riflette nelle feste dell’anno, arricchendo la nostra esperienza del Signore e della sua salvezza.

 Auguri di buon anno!

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